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Trasformare tonnellate di rifiuti di plastica in benzina e diesel poco inquinanti. Un team di chimici della Purdue University trova la soluzione.

Trasformare tonnellate di rifiuti di plastica in benzina e diesel poco inquinanti

I rifiuti in plastica potrebbero essere utilizzati per produrre combustibile. Un nuovo studio ha sviluppato una tecnica in grado trasformare milioni di tonnellate di plastica, quasi un quarto dei rifiuti, in un carburante simile a benzina o diesel.
Una notizia che è veramente importante se si pensa all’ormai grande problema che i rifiuti plastici rappresentano per il nostro pianeta e il nostro ambiente.

Ogni anno infatti sono 300 milioni le tonnellate di rifiuti che finiscono nelle discariche, nell’ambiente e in mare.
Se ridurre l’utilizzo e di conseguenza la produzione è la regola numero uno, dall’altra si cerca di trovare soluzioni utili a gestire la plastica a fine vita, partendo da una corretta raccolta differenziata.

Un team di chimici della Purdue University potrebbe aver trovato una soluzione ai nostri problemi. Essi hanno ideato un modo per convertire il polipropilene, un tipo di plastica comunemente usato nei giocattoli, nei dispositivi medici e negli imballaggi come sacchetti di patatine, in benzina e carburante simile al diesel ma meno inquinante. A loro avviso, questo combustibile è adatto a essere usato come blendstock, uno dei componenti principali del carburante utilizzato nei veicoli a motore.

La tecnologia, ideata da Wang, Kai Jin, studentessa e Wan-Ting (Grace) Chen, ricercatrice postdottorato alla Purdue, può convertire oltre il 90% dei rifiuti poliolefinici in prodotti diversi, inclusi i polimeri puri, nafta, combustibili o monomeri.

Spinto dai numeri spaventosi legati al marine littering, Wang ha capito che doveva fare qualcosa. Di tutte le materie plastiche prodotte negli ultimi 65 anni (8,3 miliardi di tonnellate), circa il 12% è stato incenerito e solo il 9% è stato riciclato. Il restante 79 percento è andato in discarica o negli oceani. Il Forum economico mondiale prevede che entro il 2050 gli oceani conterranno più plastica che pesce.

Una volta che la plastica viene convertita in nafta, può essere utilizzata come materia prima per altre sostanze chimiche o ulteriormente separata in solventi speciali o altri prodotti. I combustibili derivati da questo processo sarebbero in grado soddisfare il 4% della domanda annuale di benzina o diesel.

“Queste materie plastiche si degradano lentamente e rilasciano microplastiche e sostanze chimiche tossiche nel terreno e nell’acqua. È una catastrofe, perché una volta che questi inquinanti sono negli oceani, è impossibile recuperarli completamente” ha detto Wang.
Il team sta lavorando per ottimizzare il processo di conversione per produrre benzina di qualità o carburanti diesel.
[fonte – greenme.it]

Il riciclo della plastica - Come l’uso della tecnologia nello smistamento della plastica ha spinto i progressi nel riciclo della plastica.

Il riciclo della plastica

Come l’uso della tecnologia nello smistamento della plastica ha spinto i progressi nel riciclo della plastica.

Negli ultimi anni il riciclo della plastica ha fatto molta strada. Risultati confortanti per la salvaguardia dell’ambiente. All’aumento della raccolta differenziata e della domanda di materiale di recupero si è unita l’efficienza data dall’innovazione tecnologica, per consentire il maggior recupero di rifiuti.

La tecnologia di smistamento della plastica

Mentre l’innovazione tecnologica si estende dalla triturazione all’estrusione, il recupero dei materiali plastici viene ottimizzato dalla tecnologia di ordinamento automatizzata. In sostanza, vengono elaborate delle informazioni con un computer su materiali che vengono ordinati da un sistema di lame. Il sistema presenta diverse varietà:

  • La tecnologia di visione: Si tratta essenzialmente di una fotocamera in grado di ordinare il materiale in base ai colori e alle forme.
  • La tecnologia a infrarossi: viene utilizzata per distinguere i tipi di resine. Questa categoria di selezionatrici ottiche comprende raggi a distanza vicina (NIR) e media (MIR) nonché lo spettroscopio laser Raman.
  • La tecnologia a raggi X (XRF e XRD): permette agli utenti di “vedere attraverso” la plastica a livello elementare e rilevare elementi pesanti come il cloro e bromo, differenziando PVC da  PET e permette il rilevamento di alcuni elementi che non possono essere restituiti alla produzione nei mercati mondiali.

Negli ultimi anni i programmi di raccolta della plastica sono andati ben oltre le classiche bottiglie in PET, tenendo in considerazione una varietà maggiore di plastica. Una scelta giusta, per cercare di riutilizzare al meglio i rifiuti e permettere ad una maggior quantità di plastiche di raggiungere le industrie del riciclo.

Un fungo scoperto per la prima volta in una discarica del pakistan, l'aspergillus tubingensis, sarebbe in grado di digerire i rifiuti in plastica.

Scoperto un fungo che divora la plastica

Un fungo scoperto per la prima volta in una discarica del pakistan, l’aspergillus tubingensis, sarebbe in grado di digerire i rifiuti in plastica. Le proprietà del microrganismo si aggiungono a quelle osservate già in diverse occasioni su specie batteriche, nonché agli appetiti della larva mangia-plastica scoperta da una ricercatrice italiana Federica Bertocchini. Gli studi sono ancora in corso, ma in futuro questo fungo potrebbe rappresentare un valido aiuto nella lotta all’inquinamento e nella trasformazione e smaltimento dei rifiuti plastici.

Nel rapporto 2018 del World’s Fungi del Royal Botanic Gardens Kew a pag 47 si parla delle capacità di bonifica ambientale ( biorisanamento) con queste parole:

“UTILIZZO DELLA CAPACITÀ DEI FUNGHI DI PULIRE L’AMBIENTE
I funghi sono notevoli nella diversità dei substrati che usano come fonti alimentari. Ciò ha portato a un crescente elenco di specie utilizzate per il biorisanamento
di ambienti contaminati da sostanze inquinanti come fuoriuscite di petrolio e sostanze tossiche sostanze chimiche (ad esempio TNT, gas nervino di sarin, pesticidi) . Tuttavia, loro
solo per la pulizia di siti contaminati da rifiuti radioattivi acidi appena iniziato a essere realizzato, in seguito alla scoperta di un fungo (Rhodotorula
taiwanensis) che non cresce solo in condizioni estremamente acide (pH 2,3) ma può anche tollerare livelli così elevati di radiazioni gamma che è uno dei
la maggior parte degli organismi resistenti alle radiazioni sulla Terra . Il suo genoma è stato di recente sequenziato per decifrare il macchinario genomico che gli consente di sopravvivere e di
determinare come questo può essere utilizzato per sviluppare nuovi modi per ripulire i terreni contaminato da rifiuti radioattivi .
Approcci simili sono anche proposti in uno studio recente che ha scoperto
un fungo (Aspergillus tubingensis) in grado di abbattere materie plastiche come
poliuretano poliestere (utilizzato in un’ampia varietà di prodotti come il frigorifero
isolamento e pelle sintetica) in settimane piuttosto che anni. Questa capacità in questo modo
ha il potenziale per essere sviluppato in uno degli strumenti necessari disperatamente
affrontare il crescente problema ambientale dei rifiuti di plastica .

l riciclo virtuoso della plastica e lo Skateboard del Futuro. Bureo, un progetto che trasforma reti da pesca da rifiuto negli oceani in skateboard.

Il riciclo virtuoso della plastica e lo Skateboard del Futuro

Nuova vita alla plastica, economia circolare e sviluppo.

Così è nato Bureo, un progetto che trasforma tre metri quadrati di reti da pesca abbandonate come rifiuto negli oceani in skateboard.

Ogni anno 640,000 tonnellate di reti vengono gettate nell’oceano con conseguenze catastrofiche sull’ecosistema marino.

Dalla volontà di David Stover, Kevin Ahearn e Ben Kneppers, tre esperti surfisti, nasce un progetto di riciclo della plastica che ripulisce le acque di un particolare tipo di rifiuto plastico. La loro start-up si è stabilita in Chile e facendo leva su un rapporto costruttivo con le comunità locali di pescatori hanno creato strutture per il riciclo e incentivi economici.

Oggi oltre agli skateboard si producono una linea di occhiali da sole e frisbee.

Al posto dell’asfalto, il manto stradale in plastica riciclata. Ancora una volta l'importanza dei processi di riciclo incontrano un innovativa idea di utilizzo. Rivestimento stradale con plastica riciclata.

Al posto dell’asfalto, il manto stradale in plastica riciclata

Ancora una volta i processi di riciclo incontrano un innovativa idea di utilizzo. Plastic Road

Al posto dell’asfalto, il manto stradale in plastica riciclata.

Il calore assorbito dall’asfalto delle strade viene rilasciato durante il giorno e la notte e le temperature sembrano non diminuire mai. Inoltre l’asfalto emette 27 kg di CO2 per ogni tonnellata prodotta e l’aria diventa soffocante. Nel frattempo cumuli di rifiuti di plastica continuano a essere prodotti.

Una ditta olandese propone una nuova forma di rivestimento stradale utilizzando la plastica riciclata.

Plastic Road prevede una copertura stradale che consiste al 100% di materiale riciclato. È l’alternativa sostenibile ideale alle strutture stradali convenzionale, a parere della società olandese che la propone. Infatti Plastic Road offrirebbe numerosi vantaggi rispetto alle strade convenzionali sia in termini di costruzione che di manutenzione. La plastica infatti viene considerata più sostenibile e di più facile utilizzo rispetto all’asfalto. Plastic Road propone strutture modulari per le produzioni stradali che possono essere assemblate in fabbrica e trasportate sul luogo di posa riducendo il tempo necessario per i lavori stradali veri e propri. La struttura viene progettata come già dotata dello spazio necessario per il passaggio di cavi e tubazioni e per lo scorrimento dell’acqua piovana.

Secondo l’azienda, Plastic Road è un manto stradale ancora più affidabile dell’asfalto, che dura tre volte tanto, in grado di sopportare senza problemi temperature estreme, sia molto basse che elevate (fra -40° e +80° C), quindi adatto a qualsiasi contesto.

A oggi la sperimentazione di questo innovativo modo di costruire si è rivolta alle piste ciclabili, dove i test sono meno gravosi, ma in futuro l’azienda conta di applicare lo stesso concetto anche su strade urbane, provinciali, autostrade e forse anche piste di aeroporti.

[fonte:ediltecnico.it]

LA LUNGA STRADA DEL RICICLO DELLA PLASTICA

LA LUNGA STRADA DEL RICICLO DELLA PLASTICA

DA OGGI C’È UN NUOVO ALLEATO DI PEDONI ED AUTOMOBILISTI E PER RIPARARE UN MANTO STRADALE DISSESTATO POTREBBE ESSERE SUFFICIENTE IL RICICLO DELLA PLASTICA.
Un ingegnere britannico avrebbe infatti sviluppato un metodo per utilizzare il riciclo della plastica derivante dai rifiuti come agente legante nell’asfalto. Andando cioè a sostituire la maggior parte del bitume convenzionale, ovvero un prodotto derivante dal petrolio. Il suo metodo ridurrebbe in un solo colpo i rifiuti di plastica, ridurrebbe la necessità di petrolio e creerebbe un asfalto più compatto e quindi strade più resistenti e durature.
…chi di noi italiani non desidererebbe vivere senza l’incubo delle strade dissestate?
[fonte: green.it]

La plastica da rifiuto a risorsa: un metodo fai-da-te per aiutare l’ambiente

La plastica da rifiuto a risorsa.

Non è un mistero che la plastica sia uno dei materiali che creano più problemi all’ambiente: nonostante abbia rivoluzionato la vita dell’uomo negli ultimi cento anni, è anche poco biodegradabile e altamente persistente.[…]

Accanto alle tradizionali “tre R” (Reduce – Reuse – Recycle) che promuovono la cultura ambientale del riciclo dei materiali usati, le idee creative per trovare uno smaltimento sostenibile della plastica sono fiorite. Una delle più originali arriva dall’Olanda, è basata su una bottiglia di plastica e un macchinario costruito con materiali di scarto e consente ad ognuno di creare, potenzialmente, un piccolo laboratorio di riciclo in casa. Questa è Precious Plastic, un progetto che dopo due anni vede la luce e si dice “pronto” per essere lanciato nel grande mondo.

Precious Plastic è stata sviluppata dall’olandese Dave Hakkens.

Il team di Precious Plastic ha progettato una serie di macchine che possono essere utilizzate per riciclare la plastica, da implementare in ogni abitazione. allegando le istruzioni per costruire tutto da sé. E, sorpresa, pure queste sono composte da materiali riciclati!

Una sorta di pacchetto completo, insomma. Il progetto invita a pensare fuori dagli schemi e soprattutto a “sporcarsi le mani” nelle questioni ambientali.

Tutti i dettagli sul sito dell’iniziativa olandese.

[fonte:ilvivipadova.it]