La gestione dei residui agricoli rappresenta un tema particolarmente delicato per aziende agricole, proprietari terrieri e operatori del settore primario. Ogni anno, soprattutto durante le attività di potatura, sfalcio e manutenzione dei terreni, emerge la stessa domanda: si possono bruciare gli scarti agricoli?
La risposta non è sempre semplice. Sebbene il Testo Unico Ambientale preveda alcune condizioni specifiche in cui l’abbruciamento dei residui vegetali può essere considerato una pratica agricola ordinaria, esistono periodi dell’anno e situazioni in cui questa attività è espressamente vietata.
In Sicilia, il tema assume un’importanza ancora maggiore a causa dell’elevato rischio incendi che caratterizza il territorio durante la stagione estiva. Per questo motivo, Regione Siciliana e Comuni emanano ogni anno disposizioni specifiche che limitano o vietano l’accensione di fuochi all’aperto.
Vediamo quindi cosa prevede la normativa e quali sono le soluzioni corrette per gestire residui colturali, sfalci e potature.
Cosa si intende per scarti agricoli e residui colturali
Quando si parla di bruciare scarti agricoli, si fa riferimento principalmente a:
- residui di potatura di alberi da frutto;
- ramaglie;
- sfalci di erba;
- residui di coltivazioni;
- sarmenti di vite;
- materiale vegetale derivante dalla pulizia dei terreni.
Si tratta di materiali organici che, se correttamente gestiti, possono essere recuperati, compostati o avviati a specifici impianti autorizzati.
È sempre vietato bruciare gli scarti agricoli?
L’articolo 182 comma 6-bis del D.Lgs. 152/2006 stabilisce che il raggruppamento e l’abbruciamento in piccoli cumuli dei materiali vegetali effettuati nel luogo di produzione, entro determinati limiti quantitativi, può essere considerato una normale pratica agricola e non una gestione di rifiuti.
Tuttavia, la stessa norma prevede un principio fondamentale:
nei periodi di massimo rischio incendi dichiarati dalle Regioni, la combustione dei residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata.
Inoltre, Comuni e autorità competenti possono imporre ulteriori limitazioni o divieti qualora sussistano condizioni climatiche, ambientali o di sicurezza che possano favorire l’innesco di incendi o causare danni alla salute pubblica.
Bruciare sterpaglie in Sicilia: il divieto durante la stagione antincendio
Per la Sicilia, la Regione stabilisce annualmente il periodo di massimo rischio incendi.
Per il 2026, con il D.P. Reg. n. 63/GAB 2026, la stagione antincendio boschivo è stata fissata dal 15 maggio al 31 ottobre 2026.
Sebbene le date vengano confermate annualmente attraverso appositi provvedimenti regionali, il periodo di riferimento resta generalmente compreso tra metà maggio e fine ottobre.
Durante tale periodo:
- è vietato accendere fuochi;
- è vietato bruciare sterpaglie;
- è vietato bruciare ramaglie;
- è vietato bruciare potature;
- è vietato bruciare residui vegetali agricoli e forestali.
Il divieto riguarda sia privati cittadini sia aziende agricole.
Perché esiste il divieto di bruciare residui di potatura?
La motivazione principale è la prevenzione degli incendi boschivi.
Le elevate temperature, la siccità e la presenza di vegetazione secca rendono estremamente pericolosa qualsiasi attività che possa generare fiamme o scintille.
Anche un piccolo fuoco apparentemente controllato può trasformarsi rapidamente in un incendio di vaste proporzioni, con conseguenze gravissime per:
- persone;
- aziende agricole;
- abitazioni;
- infrastrutture;
- ecosistemi naturali.
Per questo motivo le autorità regionali e comunali adottano ogni anno ordinanze particolarmente restrittive.
Bruciare i residui di potatura: quali sanzioni si rischiano?
Le conseguenze possono essere rilevanti.
In presenza di divieti regionali o comunali, l’accensione di fuochi può comportare:
- sanzioni amministrative;
- responsabilità per danni ambientali;
- responsabilità civile verso terzi;
- conseguenze penali nei casi più gravi o in presenza di incendi colposi.
L’entità delle sanzioni dipende dalle circostanze specifiche e dalle disposizioni vigenti sul territorio interessato.
Per questo motivo è sempre opportuno verificare preventivamente eventuali ordinanze comunali o disposizioni regionali prima di procedere con qualsiasi forma di combustione all’aperto.
Esistono deroghe al divieto?
In alcuni casi particolari possono essere previste deroghe per motivi fitosanitari.
Un esempio riguarda i residui di potatura provenienti da ulivi infestati da specifici organismi nocivi, per i quali la Regione Sicilia ha previsto la possibilità di procedere alla bruciatura in presenza di adeguata documentazione tecnica e nel rispetto delle norme antincendio vigenti.
Si tratta tuttavia di situazioni eccezionali e rigorosamente regolamentate.
Quali sono le alternative corrette allo smaltimento tramite combustione?
Oggi esistono diverse soluzioni più sicure e sostenibili rispetto all’abbruciamento.
Cippatura e valorizzazione della biomassa
Le ramaglie e i residui legnosi possono essere triturati e trasformati in biomassa. Questa soluzione consente di ridurre i volumi da gestire e favorire il recupero del materiale.
Compostaggio
Molti residui vegetali possono essere destinati a processi di compostaggio, trasformandosi in ammendanti utili per il terreno.
Conferimento a impianti autorizzati
Quando i quantitativi sono elevati o le caratteristiche del materiale lo richiedono, la soluzione più corretta consiste nell’affidarsi a operatori autorizzati per la raccolta e il recupero.
Gestione tramite aziende specializzate
Per le imprese agricole, affidarsi a un partner qualificato consente di:
- evitare errori normativi;
- ridurre i rischi operativi;
- garantire la tracciabilità della gestione;
- rispettare gli obblighi ambientali.
La corretta gestione dei residui agricoli è un obbligo ambientale
La normativa ambientale è sempre più orientata verso il recupero e la valorizzazione delle biomasse agricole.
L’obiettivo non è soltanto prevenire gli incendi ma anche favorire un utilizzo più efficiente delle risorse, riducendo gli impatti ambientali derivanti dalla combustione incontrollata.
Per questo motivo, aziende agricole e proprietari di terreni dovrebbero considerare l’abbruciamento come una soluzione residuale e verificare sempre la presenza di alternative più sostenibili.
Come comportarsi prima di bruciare sterpaglie o potature
Prima di accendere qualsiasi fuoco è consigliabile:
- verificare il periodo antincendio in vigore;
- consultare eventuali ordinanze comunali;
- verificare eventuali divieti provinciali o regionali;
- valutare alternative di recupero o smaltimento;
- affidarsi a professionisti del settore in caso di dubbi.
Una verifica preventiva può evitare sanzioni, danni ambientali e situazioni di pericolo.
Affidati a professionisti per la gestione dei rifiuti agricoli
La gestione di residui vegetali, sfalci e materiali derivanti dalle attività agricole richiede competenze specifiche e il rispetto della normativa ambientale vigente.
Ecodep affianca le aziende agricole nella corretta gestione materiali derivanti dalle attività agricole, offrendo supporto consulenziale per individuare le soluzioni più sicure e conformi alla legge.